VRMLView: il visualizzatore CAD gratuito che non ti aspettavi!

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Sebbene si tratti di un progetto della System in Motion ormai abbandonato da parecchi anni (a questo link una breve presentazione di alcuni suoi vari “rivali informatici”, molti dei quali non più supportati visto il progressivo abbandono del formato “.wrl” e “vrml” a cui fanno tutti riferimento), il Software a cui dedico questo post presenta comunque alcune interessanti caratteristiche che lo rendono fruibile ancor oggi:

  1. è standalone (quindi avviabile da qualsiasi supporto removibile, evitando pertanto di doverlo installare o di necessitare dei privilegi da Amministratore sulla macchina Windows dalla quale viene lanciato l’eseguibile);
  2. è in grado di gestire correttamente la visualizzazione di formati VRML97 (si tratta di uno scripting di lontana memoria per la definizione di modelli ed “oggetti virtuali” tridimensionali). Il Programma di per sé non è altro che un “viewer” in grado di ruotare, spostare e zoomare liberamente tali modelli grazie alla semplice interazione a video del mouse. Se poi il Software da cui viene salvato il file è in grado di non inserire informazioni ridondanti nello script di esportazione, si possono avere modelli dalle dimensioni minimali, molto inferiori a quelle di una semplice immagine statica in formato “.jpg”, ma con tutti i vantaggi di un modello tridimensionale liberamente navigabile;
  3. consente di salvare uno screenshot del modello così come viene visualizzato a monitor (funzione utile per l’utilizzatore finale in quanto può posizionare la realtà 2D/3D come meglio crede e “catturare” solamente il dettaglio di interesse);
  4. permette di visionare, ruotandole e zoomandole, anche immagini (in formato “.jpg”, “.gif”, “.png”, “.bmp” ¹) ma – soprattutto – concede un totale controllo su file di provenienza CAD, purché esportati con estensione “.dxf” (la visualizzazione resta valida sia per i modelli bidimensionali che tridimensionali).

E’ proprio questa ultima caratteristica che lo rende ancora attuale. Dalle prove fatte, (riporto, a puro titolo esemplificativo, un modello 2D ed un altro 3D, entrambi esportati in formato “.dxf” a partire da altri Programmi), il Software risulta rapido nella visualizzazione e nella movimentazione del modello, anche a partire da PC decisamente obsoleti (Pentium IV con 2 Gb di Ram e scheda video integrata). Pertanto rappresenta una opportunità per chi debba mostrare una realtà 2D/3D a Terzi senza che questi abbiano installato sul Computer il software “proprietario” da cui il file è stato salvato. Inoltre – ed è questo aspetto a rendere VRMLView una alternativa decisamente interessante ed utile – rispetto ad un semplice video esplicativo o ad una immagine statica, la modalità di consultazione risulta del tutto indipendente da un percorso stabilito a priori dal “mittente”, permettendo all’utente finale di navigare il modello come meglio crede, eliminando i limiti di una visualizzazione bidimensionale (semplice immagine statica) od animata (video preconfezionato e quindi non modificabile).

Va tenuto in conto che VRMLView (a questo indirizzo l’ultima versione “portable” disponibile per il download) prevede un set di tre comandi base, attivabili nel seguente modo:

  • tasto sinistro del mouse tenuto premuto: rotazione del modello;
  • tasto destro del mouse (anche qui tenuto premuto): zoom dell’oggetto 2D o 3D;
  • entrambi i tasti del mouse premuti: traslazione avanti/indietro della vista 2D/3D.

 

NOTA 1: non trattandosi di un software specificatamente pensato per la gestione delle immagini, alcune volte può non riuscire a visualizzarle correttamente, soprattutto se salvate nel recente formato “.png”.

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Cartelle Lasciate Aperte In Avvio Di Windows

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Esiste in Windows la possibilità di lasciare aperte le cartelle durante le fasi di avvio di Windows. Molti di voi lo riterranno inutile ed anche fastidioso… per quanto mi riguarda utilizzo questa possibilità fornita dal Sistema Operativo di Casa Gates per lasciare visualizzate a monitor le cartelle sulle quali devo ancora “lavorare”. Più di ogni altro promemoria, infatti, vedere a video i file non ancora completati senza la necessità di operare una loro estenuante ricerca, non è certo cosa da poco. Premetto che tale procedura funziona anche per le cartelle che “puntano” a Hard-Disk, supporti removibili esterni (es: chiavette USB e CD/DVD), a patto che – in fase di avvio – siano correttamente inserite nelle relative porte USB e la loro lettera di unità coincida con quella assegnata dal S.O. prima del riavvio o del precedente spegnimento del PC.

Ma andiamo a vedere come fare nella pratica per “attivare” questa “opzione”:

  1. richiamare la funzione “Esegui” di Windows (Logo Windows + R);
  2. digitare “regedit” all’interno della Finestra di Dialogo comparsa a monitor e cliccare su “Ok”;
  3. a questo punto cercate (aprendo le varie cartelle) la seguente chiave: HKEY_LOCAL_MACHINE\SOFTWARE\Microsoft\Windows NT\CurrentVersion\Winlogon ;
  4. nella finestra affiancata a destra, individuate la chiave “userinit” e cliccateci sopra. La denominazione corretta deve essere la seguente: “:\Windows\system32\userinit. Exe,” con la virgola finale compresa. Se doveste notare che la scritta “userinit. Exe” viene riportata due volte, eliminate pure il doppione;
  5. infine, andate sulla chiave:
    HKEY_CURRENT_USER\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Explorer\Advanced . Ora, sempre nel pannello di destra, selezionate la voce “PersistBrowsers”. Dovreste trovare il valore di default settato su “0”. Impostate manualmente il numero sostituendo allo zero il numero “1”. Attenzione: non vanno per alcun motivo cambiati gli altri parametri riportati a monitor. Confermare la scelta con il tasto “Ok”;
  6. ora chiudete tutto e riavviate il vostro PC per verificare se siete riusciti ad operare la modifica.

Ovviamente se vi stuferete di “sfruttare” questa interessante funzione, basterà riprendere tutta la procedura dall’inizio e sostituire al valore “1” il numero “0” al punto “5” e le cartelle, come per magia, verranno nuovamente ed automaticamente chiuse in fase di successivo arresto o riavvio del Computer.

Resta inteso come sempre che non mi ritengo responsabile di usi dissennati del comando “regedit” in caso il PC dovesse improvvisamente mettersi a fare le bizze…

Android vs WhatsApp… ovvero come ti controllo la rubrica condivisa!

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Per tutti i felici possessori di device Android, oggi vediamo come mettere ordine nella rubrica telefonica. Come è noto se mai vi sognaste di installare WhatsApp sul vostro terminale (so di dire una eresia, dal momento che sono rimasti in pochi a tenere duro facendone a meno), il “simpatico” Software replica automaticamente i contatti già presenti sul device o comunque salvati su Google o sul telefono. Questo ovviamente vi porta ad avere lo stesso riferimento telefonico riportato più volte, diventando di fatto scomodo discernere tra i vari numeri che – di fatto – sono da ascriversi alla stessa persona od ai suoi stretti familiari!
Mi direte: e cosa ci vuole… basta cancellare il contatto! Ed io vi rispondo: inutile anche solo tentare di farlo con i contatti WhatsApp… al limite potrete nasconderli fino alla successiva sincronizzazione… operazione quest’ultima caldamente consigliata per avere una copia di backup dei propri riferimenti telefonici in caso di furto o semplice danneggiamento del device Android.
Del resto se non mi credete e se volete comunque cimentarvi nella cancellazione, riporto sotto il triste messaggio che otterrete (Fig. 2). Come potete constatare sono pochi i margini di intervento…

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Fig. 2

Ma allora come si può fare? In due brevi step vediamo come bypassare il problema (la procedura è stata testata sula versione 5.0 di Android. Chiedo cortesemente a chiunque si cimentasse nell’operazione di segnalare nei commenti a questo post l’eventuale validità su release precedenti o successive):

1) scegliere il contatto di WhatsApp replicato direttamente nella Rubrica e tenere premuto sullo stesso. Verrà mostrata la tendina di scelta riportata in Fig. 3. Selezionare la voce “Collega contatto”;

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Fig. 3

2) si passerà al menu di Fig. 4. Cliccare sulla icona in alto (circolata in rosso). A questo punto spuntare la/e voce/i che si intende/ono accorpare alla rubrica del telefono o di Google e cliccare su “Connetti” in alto a destra (Fig. 5) e quindi su “Salva” (sempre in alto a destra – Fig. 6).

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Fig. 4

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Fig. 5

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Fig. 6

That’s All Folks… Ora i contatti di WhatsApp che non si potevano cancellare o si dovevano semplicemente nascondere sono un lontano ricordo!

Ovviamente resta sempre inteso che non mi potrete ritenere responsabile se, accorpando i contatti, unirete il numero della moglie a quello dell’amante o perderete tutti i vostri preziosi e sudati riferimenti telefonici!

Come ti smonto e rimonto un video!

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Finalmente un software per lo “split” (spezzettamento) ed il “join” (unione) video senza tanti fronzoli ma che presenta specifiche di tutto rispetto. Quelle che ho ritenuto più interessanti e che mi hanno indirizzato ad adottarlo come suite di editing video sono le seguenti (l’ordine scelto è del tutto casuale, in quanto le varie caratteristiche hanno la medesima importanza, almeno per quanto mi riguarda):

  1. possibilità di lavorare in tempo praticamente reale. Per capirci: se si vuole tagliare un video ad estensione “*.flv” o “*.mp4” (quelli, tanto per fare un esempio, scaricabili da YouTube), non si deve ricodificare il tutto. La stessa cosa, sulla carta, la farebbe anche VLC, anche se ho trovato non pochi problemi con i plugin per decodificare in particolare il formato “*.flv”;
  2. perdita di qualità del video finale pari a zero, sia rispetto all’originale che alle parti editate e/o tagliate;
  3. “digerisce” praticamente di tutto, purché siano installati codec audio/video in grado di gestire il formato richiesto;
  4. permette una approssimazione di taglio editabile via tastiera (“inizio e fine ripper”) oppure spostando il cursore, vedendo in anteprima il risultato;
  5. utilizzando la funzione “combinazione video”, sarà uno scherzo unire i vari file “spezzettati”;
  6. una volta installato, riconosce in automatico il lettore video preimpostato dal Sistema Operativo, concedendo la possibilità di aprire – direttamente dalla interfaccia del Software – il gestore multimediale per verificare lunghezza del video, ore minuti e secondi in cui operare i tagli, etc…;
  7. se si intende approssimare meglio il taglio di una porzione di video, il programma provvede in automatico a creare un file progressivo, evitando pericolose sovrascritture delle sessioni di “spezzettamento” precedenti;
  8. a differenza di molti suoi “concorrenti”, se si decide di cestinare un file “spezzettato” od “unito”, non è necessario chiudere l’Applicativo per completare la cancellazione, in quanto il processo attivo non pregiudica la totale gestione in parallelo dei file (di norma infatti – se un qualsiasi documento risulta aperto da un generico software – viene di fatto preclusa la possibilità anche solo di cancellarlo o rinominarlo, dal momento che il Sistema Operativo riconosce che il file su cui si sta lavorando è di fatto “impegnato” e dunque non completamente “disponibile”. Tanto per citare un esempio, basti pensare a quello che succede in casa Microsoft con la Suite Office o, senza andare troppo lontano, a ciò che accade quando si tenta di eliminare un file video in uso nel lettore multimediale scelto di default dal Sistema per la sua riproduzione.

Per maggiori info sulla suite di programmi della DVDVideoMedia ed in particolare per conoscere meglio le peculiarità di Free Video Cutter Joiner, cliccate qui.

 

Batteria delle mie brame, chi è la più carica del Reame?

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Ormai è un dato di fatto… Poco importa se “viviamo per essere connessi” o “siamo connessi per vivere”… quello che per molti diventa prioritario è non restare “a secco” prima di finire una intera giornata di “faticosa” condivisione delle proprie faccende private e domestiche! Dunque è imprescindibile conoscere lo stato di salute della batteria del proprio smartphone (parlare di cellulare è ormai decisamente riduttivo), anche solo per valutarne l’eventuale sostituzione. Del resto è ormai un trend piuttosto diffuso quello di avere nei nostri device (smartphone e soprattutto tablet) batterie non estraibili e dunque il loro cambio deve essere valutato con attenzione, visto che ai costi dell’elemento di ricarica in sè si sommano quelli del tecnico che metterà mano al nostro prezioso “compagno di viaggio ed avventure”. Ecco allora che può essere utile far riferimento a questa rapidissima guida:

  1. digitare sulla tastiera del device il seguente codice: *#*#4636#*#* . In questo modo si accede al menu di test di Android (premetto che questa procedura non funziona sull’IPhone e non ho idea se invece valga per Windows);
  2. selezionare la voce “Battery Info“, così da accedere ai parametri relativi allo stato della batteria. E’ importante poi far riferimento alla voce “Battery scale“: se il valore visualizzato è pari a 100, non avete ovviamente di che preoccuparvi. La vostra unità di ricarica è ancora in buona salute. Se invece il numero visualizzato è compreso tra il numero 50 ed il 70, significa che la durata della vostra batteria si è ridotta di circa la metà. Un altro parametro da prendere in considerazione è quello relativo al voltaggio. Se il numero visualizzato corrisponde a quello fornito dal produttore nella confezione del dispositivo o nel manuale d’uso, non vi sono problemi. Nel caso in cui il valore dovesse essere inferiore rispetto a quello specificato dalla Casa Madre, ecco spiegata l’insolita lentezza del vostro device o la presenza di altri comportamenti anomali.

Se poi l’unità di ricarica è a posto ma lo smartphone non carica più, allora conviene andare a spulciare qui per avere ulteriori delucidazioni su cosa fare in questo specifico frangente.

Buona batteria a tutti!

“LinuxLive” in Windows

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Oggi mi sono imbattuto in un programmino standalone mica da ridere! Sto parlando di MobaLiveCD. A differenza di blasonati e famosi “virtualizzatori” di immagini ISO (penso a VMWare o VirtualBox), questo è di una immediatezza sconcertante e permette di valutare le immagini disco delle distribuzioni Linux senza troppi ed inutili fronzoli! Provare per credere!

Cucinare in 2D od in 3D… questo il dilemma!

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Cari tutti,

dopo tanto tempo mi faccio risentire! E lo faccio per lanciare un interessante link… Chi di noi si nutre di sola aria? Ammettetelo che una cucina accogliente come quella riportata sopra metterebbe fame pure ad un eremita! Ecco perché, insieme al programmino dell’IKEA, nascono come funghi (ohps, scusate il “lapsus alimentare”) miriadi di soluzioni alternative per la gestione dell’arredamento… e pure in 3D! Ma bando alle ciance, e via con il link:

http://www.online-progettazione.it/cucine/3d-gratuito

Come sempre mi aspetto commenti, integrazioni e quanto riterrete opportuno segnalare, soprattutto nel caso in cui non siate soddisfatti di questo piccolo contributo.

L’insostenibile leggerezza dell’essere: il caso di Elementary OS

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Oggi parliamo di una derivata Linux che ho trovato decisamente interessante. Sebbene resti un convinto utilizzatore di Zorin, ElementaryOS (nella versione 0.3 Freya) si caratterizza per la:

  • più che buona velocità di accensione e spegnimento;
  • rapidità con cui si accede alle varie funzionalità;
  • praticità nella gestione, aggiornamento del software e personalizzazione dell’interfaccia utente;
  • facilità di installazione: anche un dummies come me, semplicemente rispondendo alle domande poste via via in fase di installazione, si è ritrovato – alla fine del processo e quindi al successivo riavvio – a poter contare su tre S.O. (Windows 7, Zorin, ElementaryOS) tra cui scegliere a partire da un menu iniziale semplice ed immediato da gestire;
  • lungimiranza con cui il sistema operativo è stato progettato (deriva direttamente da Ubuntu 14.04 LTS e dunque prevede un supporto continuativo fino al 2019).

L’ambiente grafico ha una interfaccia gradevole, perfetto connubio tra l’esperienza “Windows like” e quella proposta dalla “Mela Morsicata”, visto che ad un menù a tendina si affianca quello ad icone tipico della Apple.

Sebbene vi siano anche risvolti decisamente più tecnici (qui una raffronto tra alcune derivate di Ubuntu tra cui è riportato anche ElementaryOS), direi che il Sistema Operativo in questione può essere ritenuto a tutti gli effetti una buona base di partenza per ulteriori interessanti sviluppi.

Come scaricare e salvare le app Android (apk) senza accedere al Google Play Store

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Nel caso in cui vogliate:

  • salvare su supporto fisico le varie applicazioni Android per poterle reinstallare (od installarle ex novo sul vostro smarthphone o tablet usando la connessione casalinga e non quella “a consumo” prevista dal vostro operatore telefonico, visto che non sempre si può contare su una collegamento wifi gratuito);
  • semplicemente condividere le app con altri (amici, parenti, etc…) mettendole sulla microSD del cellulare (per quanto mi riguarda ho creato una cartella “Software” specificatamente dedicata allo scopo, utilizzando la comoda connessione bluetooth per il successivo trasferimento),

potete operare in questo modo:

  • collegatevi al Google Play Store senza ovviamente loggarvi con le credenziali di username e password;
  • copiate negli appunti il link dell’applicativo che vi può interessare e che viene visualizzato nella barra indirizzi a seguito di una qualsiasi ricerca (riporto qui il caso dell’utility “Do It Tomorrow” – cfr. immagine sottoriportata);

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  • andate sul sito APK Downloader ed incollate nell’apposito spazio il link appena copiato;
  • That’s All Folks… a questo punto cliccate sul pulsante “Generate Download Link” ed, una volta comparso l’ulteriore bottone per il download, cliccarvi sopra e scegliere la cartella in cui salvare il file ad estensione “.apk” (vedere screenshot sottostante).

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Batterie smarthphone ultrarapide: 1 minute & go

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Ormai gli schermi degli smartphone di ultima generazione hanno raggiunto dimensioni (e consumi) non indifferenti. Senza parlare delle funzionalità… ormai con il cellulare si finisce per fare un po’ di tutto. Anche senza utilizzi intensi, dunque, la batteria finisce irrimediabilmente per scaricarsi in fretta, non arrivando a volte neppure a metà giornata (!). Sembra però che il problema sia in via di risoluzione. E’ infatti allo studio (presso l’Università californiana di Stanford) una batteria che potrà essere ricaricata completamente nel giro di un solo minuto. L’accumulatore di nuova generazione dovrebbe essere in alluminio, è pare destinato a rimpiazzare le “vecchie” batterie, comprese quelle al litio attualmente utilizzate per cellulari e pc portatili.

Almeno sulla carta l’utilizzo degli ioni di alluminio dovrebbe garantire:

  • una durata maggiore;
  • una rivoluzione in termini di riciclo delle batterie esauste, con non indifferenti vantaggi per l’ambiente;
  • un alto livello di sicurezza in servizio (in particolare rispetto a quelle distribuite fino ad oggi) in quanto i nuovi accumulatori prevedono una “immersione” in soluzione salina liquida a temperatura ambiente (quindi non infiammabile) che sarà possibile racchiudere in una bustina flessibile;
  • ridotti valori di surriscaldamento e/o rischi di autocombustione, possibili invece per le batterie al litio prive dell’elettronica di controllo.

Ad oggi il prototipo pare abbia sostenuto 7.500 cicli di ricarica senza perdere di fatto la sua potenza iniziale. Al proposito va ricordato che le normali batterie agli ioni di litio cominciano a “decadere” a livello prestazionale già a partire dalla centesima ricarica.

Inoltre, i nuovi accumulatori dovrebbero essere meno costosi se paragonati ai loro predecessori, dal momento che il processo per ottenere gli ioni di alluminio risulta più “economico” rispetto a quelli di litio.

Il grande limite della batteria di Stanford che non ne ha permesso ancora la commercializzazione è, almeno per ora, il voltaggio che si attesta attorno ai 2 volt, valore ben lontano dai 5 volt necessari per far “lavorare” i più diffusi prodotti di elettronica di consumo.

Su Google potete trovare svariati approfondimenti in materia.