Android vs WhatsApp… ovvero come ti controllo la rubrica condivisa!

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Per tutti i felici possessori di device Android, oggi vediamo come mettere ordine nella rubrica telefonica. Come è noto se mai vi sognaste di installare WhatsApp sul vostro terminale (so di dire una eresia, dal momento che sono rimasti in pochi a tenere duro facendone a meno), il “simpatico” Software replica automaticamente i contatti già presenti sul device o comunque salvati su Google o sul telefono. Questo ovviamente vi porta ad avere lo stesso riferimento telefonico riportato più volte, diventando di fatto scomodo discernere tra i vari numeri che – di fatto – sono da ascriversi alla stessa persona od ai suoi stretti familiari!
Mi direte: e cosa ci vuole… basta cancellare il contatto! Ed io vi rispondo: inutile anche solo tentare di farlo con i contatti WhatsApp… al limite potrete nasconderli fino alla successiva sincronizzazione… operazione quest’ultima caldamente consigliata per avere una copia di backup dei propri riferimenti telefonici in caso di furto o semplice danneggiamento del device Android.
Del resto se non mi credete e se volete comunque cimentarvi nella cancellazione, riporto sotto il triste messaggio che otterrete (Fig. 2). Come potete constatare sono pochi i margini di intervento…

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Fig. 2

Ma allora come si può fare? In due brevi step vediamo come bypassare il problema (la procedura è stata testata sula versione 5.0 di Android. Chiedo cortesemente a chiunque si cimentasse nell’operazione di segnalare nei commenti a questo post l’eventuale validità su release precedenti o successive):

1) scegliere il contatto di WhatsApp replicato direttamente nella Rubrica e tenere premuto sullo stesso. Verrà mostrata la tendina di scelta riportata in Fig. 3. Selezionare la voce “Collega contatto”;

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Fig. 3

2) si passerà al menu di Fig. 4. Cliccare sulla icona in alto (circolata in rosso). A questo punto spuntare la/e voce/i che si intende/ono accorpare alla rubrica del telefono o di Google e cliccare su “Connetti” in alto a destra (Fig. 5) e quindi su “Salva” (sempre in alto a destra – Fig. 6).

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Fig. 4

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Fig. 5

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Fig. 6

That’s All Folks… Ora i contatti di WhatsApp che non si potevano cancellare o si dovevano semplicemente nascondere sono un lontano ricordo!

Ovviamente resta sempre inteso che non mi potrete ritenere responsabile se, accorpando i contatti, unirete il numero della moglie a quello dell’amante o perderete tutti i vostri preziosi e sudati riferimenti telefonici!

Come ti smonto e rimonto un video!

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Finalmente un software per lo “split” (spezzettamento) ed il “join” (unione) video senza tanti fronzoli ma che presenta specifiche di tutto rispetto. Quelle che ho ritenuto più interessanti e che mi hanno indirizzato ad adottarlo come suite di editing video sono le seguenti (l’ordine scelto è del tutto casuale, in quanto le varie caratteristiche hanno la medesima importanza, almeno per quanto mi riguarda):

  1. possibilità di lavorare in tempo praticamente reale. Per capirci: se si vuole tagliare un video ad estensione “*.flv” o “*.mp4” (quelli, tanto per fare un esempio, scaricabili da YouTube), non si deve ricodificare il tutto. La stessa cosa, sulla carta, la farebbe anche VLC, anche se ho trovato non pochi problemi con i plugin per decodificare in particolare il formato “*.flv”;
  2. perdita di qualità del video finale pari a zero, sia rispetto all’originale che alle parti editate e/o tagliate;
  3. “digerisce” praticamente di tutto, purché siano installati codec audio/video in grado di gestire il formato richiesto;
  4. permette una approssimazione di taglio editabile via tastiera (“inizio e fine ripper”) oppure spostando il cursore, vedendo in anteprima il risultato;
  5. utilizzando la funzione “combinazione video”, sarà uno scherzo unire i vari file “spezzettati”;
  6. una volta installato, riconosce in automatico il lettore video preimpostato dal Sistema Operativo, concedendo la possibilità di aprire – direttamente dalla interfaccia del Software – il gestore multimediale per verificare lunghezza del video, ore minuti e secondi in cui operare i tagli, etc…;
  7. se si intende approssimare meglio il taglio di una porzione di video, il programma provvede in automatico a creare un file progressivo, evitando pericolose sovrascritture delle sessioni di “spezzettamento” precedenti;
  8. a differenza di molti suoi “concorrenti”, se si decide di cestinare un file “spezzettato” od “unito”, non è necessario chiudere l’Applicativo per completare la cancellazione, in quanto il processo attivo non pregiudica la totale gestione in parallelo dei file (di norma infatti – se un qualsiasi documento risulta aperto da un generico software – viene di fatto preclusa la possibilità anche solo di cancellarlo o rinominarlo, dal momento che il Sistema Operativo riconosce che il file su cui si sta lavorando è di fatto “impegnato” e dunque non completamente “disponibile”. Tanto per citare un esempio, basti pensare a quello che succede in casa Microsoft con la Suite Office o, senza andare troppo lontano, a ciò che accade quando si tenta di eliminare un file video in uso nel lettore multimediale scelto di default dal Sistema per la sua riproduzione.

Per maggiori info sulla suite di programmi della DVDVideoMedia ed in particolare per conoscere meglio le peculiarità di Free Video Cutter Joiner, cliccate qui.

 

Batteria delle mie brame, chi è la più carica del Reame?

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Ormai è un dato di fatto… Poco importa se “viviamo per essere connessi” o “siamo connessi per vivere”… quello che per molti diventa prioritario è non restare “a secco” prima di finire una intera giornata di “faticosa” condivisione delle proprie faccende private e domestiche! Dunque è imprescindibile conoscere lo stato di salute della batteria del proprio smartphone (parlare di cellulare è ormai decisamente riduttivo), anche solo per valutarne l’eventuale sostituzione. Del resto è ormai un trend piuttosto diffuso quello di avere nei nostri device (smartphone e soprattutto tablet) batterie non estraibili e dunque il loro cambio deve essere valutato con attenzione, visto che ai costi dell’elemento di ricarica in sè si sommano quelli del tecnico che metterà mano al nostro prezioso “compagno di viaggio ed avventure”. Ecco allora che può essere utile far riferimento a questa rapidissima guida:

  1. digitare sulla tastiera del device il seguente codice: *#*#4636#*#* . In questo modo si accede al menu di test di Android (premetto che questa procedura non funziona sull’IPhone e non ho idea se invece valga per Windows);
  2. selezionare la voce “Battery Info“, così da accedere ai parametri relativi allo stato della batteria. E’ importante poi far riferimento alla voce “Battery scale“: se il valore visualizzato è pari a 100, non avete ovviamente di che preoccuparvi. La vostra unità di ricarica è ancora in buona salute. Se invece il numero visualizzato è compreso tra il numero 50 ed il 70, significa che la durata della vostra batteria si è ridotta di circa la metà. Un altro parametro da prendere in considerazione è quello relativo al voltaggio. Se il numero visualizzato corrisponde a quello fornito dal produttore nella confezione del dispositivo o nel manuale d’uso, non vi sono problemi. Nel caso in cui il valore dovesse essere inferiore rispetto a quello specificato dalla Casa Madre, ecco spiegata l’insolita lentezza del vostro device o la presenza di altri comportamenti anomali.

Se poi l’unità di ricarica è a posto ma lo smartphone non carica più, allora conviene andare a spulciare qui per avere ulteriori delucidazioni su cosa fare in questo specifico frangente.

Buona batteria a tutti!

“LinuxLive” in Windows

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Oggi mi sono imbattuto in un programmino standalone mica da ridere! Sto parlando di MobaLiveCD. A differenza di blasonati e famosi “virtualizzatori” di immagini ISO (penso a VMWare o VirtualBox), questo è di una immediatezza sconcertante e permette di valutare le immagini disco delle distribuzioni Linux senza troppi ed inutili fronzoli! Provare per credere!

Cucinare in 2D od in 3D… questo il dilemma!

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Cari tutti,

dopo tanto tempo mi faccio risentire! E lo faccio per lanciare un interessante link… Chi di noi si nutre di sola aria? Ammettetelo che una cucina accogliente come quella riportata sopra metterebbe fame pure ad un eremita! Ecco perché, insieme al programmino dell’IKEA, nascono come funghi (ohps, scusate il “lapsus alimentare”) miriadi di soluzioni alternative per la gestione dell’arredamento… e pure in 3D! Ma bando alle ciance, e via con il link:

http://www.online-progettazione.it/cucine/3d-gratuito

Come sempre mi aspetto commenti, integrazioni e quanto riterrete opportuno segnalare, soprattutto nel caso in cui non siate soddisfatti di questo piccolo contributo.

L’insostenibile leggerezza dell’essere: il caso di Elementary OS

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Oggi parliamo di una derivata Linux che ho trovato decisamente interessante. Sebbene resti un convinto utilizzatore di Zorin, ElementaryOS (nella versione 0.3 Freya) si caratterizza per la:

  • più che buona velocità di accensione e spegnimento;
  • rapidità con cui si accede alle varie funzionalità;
  • praticità nella gestione, aggiornamento del software e personalizzazione dell’interfaccia utente;
  • facilità di installazione: anche un dummies come me, semplicemente rispondendo alle domande poste via via in fase di installazione, si è ritrovato – alla fine del processo e quindi al successivo riavvio – a poter contare su tre S.O. (Windows 7, Zorin, ElementaryOS) tra cui scegliere a partire da un menu iniziale semplice ed immediato da gestire;
  • lungimiranza con cui il sistema operativo è stato progettato (deriva direttamente da Ubuntu 14.04 LTS e dunque prevede un supporto continuativo fino al 2019).

L’ambiente grafico ha una interfaccia gradevole, perfetto connubio tra l’esperienza “Windows like” e quella proposta dalla “Mela Morsicata”, visto che ad un menù a tendina si affianca quello ad icone tipico della Apple.

Sebbene vi siano anche risvolti decisamente più tecnici (qui una raffronto tra alcune derivate di Ubuntu tra cui è riportato anche ElementaryOS), direi che il Sistema Operativo in questione può essere ritenuto a tutti gli effetti una buona base di partenza per ulteriori interessanti sviluppi.

Come scaricare e salvare le app Android (apk) senza accedere al Google Play Store

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Nel caso in cui vogliate:

  • salvare su supporto fisico le varie applicazioni Android per poterle reinstallare (od installarle ex novo sul vostro smarthphone o tablet usando la connessione casalinga e non quella “a consumo” prevista dal vostro operatore telefonico, visto che non sempre si può contare su una collegamento wifi gratuito);
  • semplicemente condividere le app con altri (amici, parenti, etc…) mettendole sulla microSD del cellulare (per quanto mi riguarda ho creato una cartella “Software” specificatamente dedicata allo scopo, utilizzando la comoda connessione bluetooth per il successivo trasferimento),

potete operare in questo modo:

  • collegatevi al Google Play Store senza ovviamente loggarvi con le credenziali di username e password;
  • copiate negli appunti il link dell’applicativo che vi può interessare e che viene visualizzato nella barra indirizzi a seguito di una qualsiasi ricerca (riporto qui il caso dell’utility “Do It Tomorrow” – cfr. immagine sottoriportata);

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  • andate sul sito APK Downloader ed incollate nell’apposito spazio il link appena copiato;
  • That’s All Folks… a questo punto cliccate sul pulsante “Generate Download Link” ed, una volta comparso l’ulteriore bottone per il download, cliccarvi sopra e scegliere la cartella in cui salvare il file ad estensione “.apk” (vedere screenshot sottostante).

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Batterie smarthphone ultrarapide: 1 minute & go

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Ormai gli schermi degli smartphone di ultima generazione hanno raggiunto dimensioni (e consumi) non indifferenti. Senza parlare delle funzionalità… ormai con il cellulare si finisce per fare un po’ di tutto. Anche senza utilizzi intensi, dunque, la batteria finisce irrimediabilmente per scaricarsi in fretta, non arrivando a volte neppure a metà giornata (!). Sembra però che il problema sia in via di risoluzione. E’ infatti allo studio (presso l’Università californiana di Stanford) una batteria che potrà essere ricaricata completamente nel giro di un solo minuto. L’accumulatore di nuova generazione dovrebbe essere in alluminio, è pare destinato a rimpiazzare le “vecchie” batterie, comprese quelle al litio attualmente utilizzate per cellulari e pc portatili.

Almeno sulla carta l’utilizzo degli ioni di alluminio dovrebbe garantire:

  • una durata maggiore;
  • una rivoluzione in termini di riciclo delle batterie esauste, con non indifferenti vantaggi per l’ambiente;
  • un alto livello di sicurezza in servizio (in particolare rispetto a quelle distribuite fino ad oggi) in quanto i nuovi accumulatori prevedono una “immersione” in soluzione salina liquida a temperatura ambiente (quindi non infiammabile) che sarà possibile racchiudere in una bustina flessibile;
  • ridotti valori di surriscaldamento e/o rischi di autocombustione, possibili invece per le batterie al litio prive dell’elettronica di controllo.

Ad oggi il prototipo pare abbia sostenuto 7.500 cicli di ricarica senza perdere di fatto la sua potenza iniziale. Al proposito va ricordato che le normali batterie agli ioni di litio cominciano a “decadere” a livello prestazionale già a partire dalla centesima ricarica.

Inoltre, i nuovi accumulatori dovrebbero essere meno costosi se paragonati ai loro predecessori, dal momento che il processo per ottenere gli ioni di alluminio risulta più “economico” rispetto a quelli di litio.

Il grande limite della batteria di Stanford che non ne ha permesso ancora la commercializzazione è, almeno per ora, il voltaggio che si attesta attorno ai 2 volt, valore ben lontano dai 5 volt necessari per far “lavorare” i più diffusi prodotti di elettronica di consumo.

Su Google potete trovare svariati approfondimenti in materia.

Editing Video: la magia di DVDFlick, DVDStyler e PhotoFilmStrip

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Dovendo elaborare una sequenza video a partire da una serie di immagini ritoccate con GIMP, ho avviato una ricerca senza confini per rintracciare un software:

  • sicuramente “free”;
  • preferibilmente “portable”;
  • facilmente configurabile e rapido in fase di elaborazione.

La mia scelta è caduta su PhotoFilmStrip. Grazie a questo programma è possibile:

  1. collegare più immagini in sequenza a cui applicare effetti di transizione di fade in/out;
  2. uscire in vari formati (dal VCD al Full-HD);
  3. inserire una base musicale a corredo del video. Ed è qui che si rimane favorevolmente colpiti… in giro si trovano molti sofware per l’editing video, anche se sono rari quelli che riescono a calcolare in automatico la durata dei singoli fotogrammi perché si adattino esattamente alla lunghezza del brano musicale… Qui tutto è di una semplicità disarmante. Ridottissimo il numero di passaggi per ottenere un video di qualità senza essere registi provetti: importazione delle immagini, gestione delle transizioni (step facoltativo), scelta del formato di uscita e salvataggio del video finale.

Ovviamente, però, PhotoFilmStrip (qui una interessante e rapida guida per sfruttare fin da subito le sue potenzialità) produce esclusivamente un file in formato video. E se devo aggiungere dei menù oppure ho a che fare con più di un video?

A correre in soccorso sono due (tra i millemila) software dedicati all’editing video: DVDFlick e DVDStyler. Anche qui abbiamo a che fare con programmi:

  • scaricabili anche in versione “portable”;
  • dalle interessanti funzionalità e dalle non poche possibilità di personalizzazione;
  • di rapida e semplice gestione;
  • in grado di salvare tutto quanto serve per masterizzare un DVD Video che “giri” sui lettori comunemente acquistabili nei negozi (il programma provvede infatti a ricreare su PC tutta quella serie di file presenti nelle famose cartelle “AUDIO_TS” e “VIDEO_TS”, di cui la prima sempre ed inspiegabilmente “vuota”);
  • che possono creare “al volo” anche l’immagine ISO del video in questione, così da poterlo masterizzare quante volte si vuole a partire da un unico file “preconfezionato”, anche senza avere più a disposizione il materiale originario (immagini, video, sonoro, etc…).

Sinteticamente, cerco di evidenziare – senza seguire un ordine di priorità – le peculiarità che ho trovato più interessanti:

DVDFlick DVDStyler
  • Permette di andare a modificare i menù semplicemente editando un file ad estensione “.cfc” e cambiando le immagini di sfondo, il tipo di tasti, etc… (per modificare il “template.cfc” è sufficiente avere qualche rudimentale conoscenza in ambito CSS ed un editor HTML sul genere di MAX’s HTML Beauty++ 2004);
  • aggiunge automaticamente un numero di capitoli pari a quello dei video inseriti;
  • dà la possibilità di salvare menù personalizzati da riutilizzare eventualmente in altre occasioni sulla base dei settaggi pre-impostati;
  • non salva in formato ISO anche se crea su Hard-Disk le due fantomatiche cartelle “VISEO_TS” ed “AUDIO_TS”. Per “confezionare” il pacchetto ISO, si può sempre ricorrere – in post-produzione – a svariati programmi gratuiti. Per evitare di ricorrere ad altro software, si può anche qui far riferimento ad “ImgBurn” (selezionando nella tendina “Mode” la voce “Built”, andando quindi a scegliere le cartelle e/o i file necessari per creare il file ISO);
  • supporta svariati formati e ridimensiona in automatico le dimensioni del “pacchetto finale” in funzione della dimensione (personalizzabile) del supporto removibile scelto;
  • disponibile esclusivamente per sistemi “Windows-Base”;
  • permette di poter visionare una “preview” del disco finale prima di masterizzare il tutto (una volta inserito anche solo un video, basta andare in “Menu settings” e cliccare sul pulsante “Preview”);
  • patisce un po’ meno gli “impuntamenti” presenti in DVDStyler nel caso si lavori con molti file.
  • Permette di inserire riquadri in cui attivare il play automatico del video prescelto, rendendo più dinamica ed accattivante l’interfaccia grafica dei menù di navigazione;
  • aggiunge in automatico tanti capitoli quanti sono i video caricati sul DVD;
  • dà la possibilità di scegliere se ricreare le cartelle VIDEO_TS/AUDIO_TS oppure salvare tutto in un unico file in formato ISO, masterizzabile – ad esempio – con “ImgBurn” (per la masterizzazione selezionare nella tendina “Mode” la voce “Write” ed andare a cercare il file ISO da scrivere su supporto removibile);
  • provvede a ridimensionare in automatico il bitrate e la qualità dei video inseriti qualora eccedano le dimensioni dei comuni DVD da 4,7Gb;
  • supporta moltissimi formati, tra cui i file ad estensione “.flv”, molto diffusi e tipici di Youtube;
  • disponibile anche per Mac e Linux;
  • se si inseriscono più capitoli o video (un esempio “a caso”: 22 video YouTube inseriti nello stesso DVD!!!), il programma potrebbe manifestare dei “mancamenti” sui PC più datati. Basta avere pazienza, salvare di tanto in tanto e lasciarlo “macinare” in modo da permettergli di tirare il fiato tra una operazione ed un’altra.

Conclusioni: a mio avviso l’accoppiata “PhotoFilmStrip” e “DVDStyler” può rappresentare un validissimo trampolino di lancio verso l’editing multimediale, anche solo per chi voglia dilettarsi a trasformare in formato DVD i video delle vacanze… “DVDFlick” è infatti un “tool” decisamente più utile per chi sia in grado di intervenire sugli script che gestiscono i vari menu. Diversamente, infatti, non presenta peculiarità tali da farsi preferire a “DVDStyler”. Anzi questo ultimo software, oltre ad essere disponibile in versione “multipiattaforma” (Win-Linux-Mac), prevede il non indifferente vantaggio – almeno per il sottoscritto – di permettere da subito la creazione di un file ISO, salvabile su Hard-Disk esterno per una eventuale e successiva rimasterizzazione. Non è raro infatti che – nel tempo – le righe sui DVD ne pregiudichino di molto la funzionalità (lettura “a scatti”, impossibilità di mandare addirittura in “play” il filmato, etc…), oppure – più semplicemente – si voglia fare una ulteriore copia da distribuire ad amici e parenti (che, per esperienza personale, non sempre riesce a partire dal DVD originario). Se si è salvato da qualche parte il file in formato “ISO” (contenente tutte le informazioni necessarie a ricreare una esatta copia del primo “master” senza impazzire con i settaggi), sarà un gioco da ragazzi riscrivere il video anche a distanza di anni…

Bootable USB: che lo sforzo sia con voi!

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Tra i miliardi di link che si trovano su internet, oggi ritengo utile segnalarvi questo: http://techrival.blogspot.it/2012/12/12-best-bootable-usb-creation-tools.html

E’ in inglese, ma non sarà difficile capire che in una sola pagina web sono concentrati tutti i software utili a portare su una memoria removibile l’esperienza di un qualsiasi Sistema Operativo.

Ma cosa serve per utilizzarli: nulla di più del software scelto (magari in versione portable salvata su PC o su altra memoria removibile che non venga ovviamente utilizzata per la creazione del supporto di boot) ed una ISO del Sistema Operativo che si intende testare.

Avendo provato molti dei software proposti, riporto sotto (in rigoroso ordine alfabetico per non dare alcuna priorità specifica) quelli che ho ritenuto più utili, motivandone la scelta attraverso una breve descrizione delle peculiarità che più mi hanno colpito.

Una ultima raccomandazione, valida per tutti i programmi in elenco: prestare particolare attenzione nel caso in cui sia inserito più di un supporto USB. Se scegliete di creare una periferica di boot, questa verrà irrimediabilmente formattata… e se invece di optare per un supporto vuoto andrete ad operare su uno ricolmo di dati mai backuppati (cfr. al fondo di questo post per sapere come fare il backup dei dati), saranno dolori…

Linux Live USB Creator (LiLi)
  • Rispetto agli altri permette di testare un Sistema Operativo all’interno di quello in uso attraverso la virtualizzazione “live” della ISO prescelta, senza dover riavviare il PC;
  • altra interessante peculiarità: la possibilità di creare sistemi operativi “residenti”, ovvero che si avviano da USB permettendo di salvare i dati delle varie sessioni di accesso.
Rufus
  • “Digerisce” qualunque ISO (sia Windows che Linux);
  • semplice e rapido da configurare.
UNetbootin
  • Il programma di boot per eccellenza in ambito Linux;
  • può gestire (come Universal USB Installer) sia ISO salvate precedentemente che in modalità “download on the fly”;
  • pochi settaggi sufficientemente chiari per chiunque.
Universal USB Installer
  • Gestisce le distro Linux;
  • permette di fare il download della ISO più aggiornata del singolo S.O. oppure “montare” una immagine precedentemente salvata;
  • rapido e semplice da gestire.
WinSetUp From USB
  • Perfetto nel caso in cui abbiate la necessità di creare un supporto di boot non avendo necessariamente la ISO del Sistema Operativo ma, eventualmente, i suoi file di Setup;
  • gestisce sia i sistemi di Casa Gates che quelli del Pinguino;
  • a volte non riconosce i file ISO e di Setup. In tal caso provare con un altro software tra quelli presentati in questa pagina.
Yumi
  • Proposta interessante in quanto prevede un menu di multiboot decisamente utile nell’eventualità in cui ci si voglia portare con sè più di una distro Linux su un unico supporto removibile, magari accompagnate da altre utility (antivirus, gestori di spazio, etc…);
  • ha qualche funzione in più rispetto agli altri anche se resta di facile configurazione (basta leggere con attenzione il testo prima di “flaggare” le varie opzioni).

Sotto, per dovere di cronaca, ho invece tradotto le sole considerazioni presentate a conclusione dell’articolo a cui si fa riferimento all’inizio di questo post:

Verdetto:

  • Se ti serve uno strumento “all-in-one” immediato e di semplice gestione per fare il boot di Windows o Linux da un supporto USB, allora scegli “Rufus“.
  • Se ti interessa un programma dedicato al mondo Linux, “LiLi” rappresenta la giusta scelta.
  • WinSetup From USB” è utile per installare più S.O. in un unico supporto removibile, mentre “RMPrep USB” serve per creare partizioni sul drive USB insieme a Windows.
  • Se la tua necessità è quella di clonare una intera partizione, allora “WinUSB Maker” resta la scelta migliore.