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Dall’inventiva (e competenza aggiungerei io) del milanese Francesco Imbesi e dell’israleiano Nissan Bahar è nato Keepod, distro basata su kernel Linux che al costo di 5€ (acquistandone due non si ottiene uno sconto ma si finanziano altri progetti innovativi) promette di far rivivere PC ormai vetusti.

Se è vero che il 70% della popolazione mondiale (parliamo di 5 miliardi di persone) non possiede un PC e che, solo negli USA, ogni giorno circa 85 mila PC finiscono nella rumenta (scusate lo scivolone ligure, ma per metà ho DNA “della costa”), ci accorgiamo subito di quanto il progetto possa avere interessanti proseliti.

Il sistema operativo (precaricato su una chiavetta da 8Gb) non è altro che la versione 4.4 KitKat che siamo abituati (parlo per i “googlosiani” come me) ad utilizzare sugli smarthphone.

E’ indubbio infatti che Android sia un sistema ormai universalmente noto, facile da usare, sufficientemente stabile, anche se forse non troppo parco nelle risorse (ormai gli smarthphone hanno non meno di 1Gb di RAM ed a volte faticano a star dietro alle app del Robottino)…

In ogni caso non dovrebbero esserci problemi ad adottarlo anche per il PC… “Se lo uso sullo smarthphone non vedo perché non impiegarlo anche per il PC”, questo il commento che potrebbe venire da un nativo digitale.

Tra l’altro non serve essere uno smanettone… stando almeno a quanto riportato da chi l’ha potuto provare. Cito sotto uno stralcio recuperato da qui: http://www.corriere.it/tecnologia/app-software/14_luglio_03/keepod-pc-5-euro-android-9c564ab6-0292-11e4-af6d-a9a93b39a7aa.shtml

A computer spento si inserisce la chiavetta in una porta Usb. Poi si accende il computer e solo la prima volta, bisogna entrare nel Bios, il sistema base di ogni Pc. Per farlo basta premere più volte «Del» oppure F2/F11. Dal menù con le frecce di spostamento si sceglie la voce «Boot» e seguendo le istruzioni va trascinata al primo posto la voce «Usb». Il sistema di avvio troverà la chiavetta come primo disco per lanciare Android, si tratta dell’ultima versione 4.4 e occupa solo 300 MB. Fine delle operazioni da smanettone. Da questo momento entrate nella nota interfaccia del robottino verde ad icone e il gioco è fatto. «Per noi il computer fisico rimane una “scatola vuota” di cui usiamo alimentazione, processore e schermo – spiega Bahar – a Keepod non interessa neppure l’hard disk, perché file e documenti sono archiviati nel cloud in cartelle protette, Windows viene del tutto ignorato»”.

Concludo dicendo che sarà comunque dura non cadere nella tentazione di ricorrere al dito per gestire le applicazioni Android, visto che è molto poco probabile trovare una interfaccia touch su computer anche solo di 5 anni fa… Inoltre non sono mai stato un sostenitore della “filosofia” di archiviazione cloud (vuoi per i costi di connessione ma, soprattutto, per motivi di sicurezza)… In tal senso avrei preferito il salvataggio su chiavetta… ma pare che si parli anche di cartelle offline.

In ogni caso il progetto è davvero interessante…

Riporto qui altri link di approfondimento:

http://keepod.org/

http://www.androidpit.it/keepod-chiavetta-che-porta-android-su-pc?utm_source=WeeklyNewsletter&utm_medium=email&utm_campaign=20140709_WN

http://www.corriere.it/foto-gallery/tecnologia/app-software/14_luglio_03/keepod-come-funziona-cosa-puo-fare-contro-digital-divide-2e9f1602-0291-11e4-af6d-a9a93b39a7aa.shtml

P.S.: se qualcuno volesse (a proprio rischio e pericolo) testare Android sul PC, ecco alcuni link utili:

http://www.youtube.com/watch?v=c7pCr5vaIVc 

https://code.google.com/p/android-x86/downloads/list

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Informazioni su openfreeman

Mi chiamo Alberto Giacardi. Laureato in Architettura e con un Dottorato in Ingegneria Edile, passando per un Master in Management del Patrimonio Immobiliare, da sempre sono alla ricerca di software OpenSource o comunque Freeware per la gestione del PC. Ho deciso di firmarmi "OpenFreeMan" fondamentalmente per due motivi: mi sento "Open", ovvero "aperto" al dialogo ed alle critiche nonchè all'«Open»Source. "Free" perchè sono "senza padroni" (o forse semplicemente perchè propugno da tempo immemore l'importanza del «Free»ware, in informatica e nella vita). Credo infatti sia necessario poter permettere a qualsiasi utente, a prescindere dalla sua "alfabetizzazione informatica" o precedente esperienza manuale (fronte bricolage), di approcciarsi ad argomenti di interesse in maniera facile, senza complicazioni e con uno sguardo non irrilevante al portafogli. Sono inoltre un grande appassionato di bricolage, declinato in qualsiasi forma: legno, acciaio, alluminio, cuoio sono gli ingredienti fondamentali di molte mie creazioni e troveranno posto in qualche post all'interno del blog... anche se parleremo molto di più di informatica spiccia!!!

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  1. juhan ha detto:

    Rumenta vale anche in quasi tutto il Piemonte in cui ti trovi attualmente, pronunciandola come rümenta. I milanesi dicono ruera (che da noi ha un significato completamente diverso, la traccia lasciata dalla ruota nel terreno cedevole in campagna e la striscia di pietra per le carrozze negli androni dei vecchi palazzi signorili di Torino). Tutti gli altri possono pensare a ciarpame.
    Ciò premesso vedo che ti sei lanciato alla grande: bravo!

  2. […] Il concetto di portabilità portato agli estremi lo abbiamo già in parte analizzato qui. Oggi vediamo alcune (tra le tantissime) alternative, anche qui a basso costo, raggruppate per […]

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