Editing Video: la magia di DVDFlick, DVDStyler e PhotoFilmStrip

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Dovendo elaborare una sequenza video a partire da una serie di immagini ritoccate con GIMP, ho avviato una ricerca senza confini per rintracciare un software:

  • sicuramente “free”;
  • preferibilmente “portable”;
  • facilmente configurabile e rapido in fase di elaborazione.

La mia scelta è caduta su PhotoFilmStrip. Grazie a questo programma è possibile:

  1. collegare più immagini in sequenza a cui applicare effetti di transizione di fade in/out;
  2. uscire in vari formati (dal VCD al Full-HD);
  3. inserire una base musicale a corredo del video. Ed è qui che si rimane favorevolmente colpiti… in giro si trovano molti sofware per l’editing video, anche se sono rari quelli che riescono a calcolare in automatico la durata dei singoli fotogrammi perché si adattino esattamente alla lunghezza del brano musicale… Qui tutto è di una semplicità disarmante. Ridottissimo il numero di passaggi per ottenere un video di qualità senza essere registi provetti: importazione delle immagini, gestione delle transizioni (step facoltativo), scelta del formato di uscita e salvataggio del video finale.

Ovviamente, però, PhotoFilmStrip (qui una interessante e rapida guida per sfruttare fin da subito le sue potenzialità) produce esclusivamente un file in formato video. E se devo aggiungere dei menù oppure ho a che fare con più di un video?

A correre in soccorso sono due (tra i millemila) software dedicati all’editing video: DVDFlick e DVDStyler. Anche qui abbiamo a che fare con programmi:

  • scaricabili anche in versione “portable”;
  • dalle interessanti funzionalità e dalle non poche possibilità di personalizzazione;
  • di rapida e semplice gestione;
  • in grado di salvare tutto quanto serve per masterizzare un DVD Video che “giri” sui lettori comunemente acquistabili nei negozi (il programma provvede infatti a ricreare su PC tutta quella serie di file presenti nelle famose cartelle “AUDIO_TS” e “VIDEO_TS”, di cui la prima sempre ed inspiegabilmente “vuota”);
  • che possono creare “al volo” anche l’immagine ISO del video in questione, così da poterlo masterizzare quante volte si vuole a partire da un unico file “preconfezionato”, anche senza avere più a disposizione il materiale originario (immagini, video, sonoro, etc…).

Sinteticamente, cerco di evidenziare – senza seguire un ordine di priorità – le peculiarità che ho trovato più interessanti:

DVDFlick DVDStyler
  • Permette di andare a modificare i menù semplicemente editando un file ad estensione “.cfc” e cambiando le immagini di sfondo, il tipo di tasti, etc… (per modificare il “template.cfc” è sufficiente avere qualche rudimentale conoscenza in ambito CSS ed un editor HTML sul genere di MAX’s HTML Beauty++ 2004);
  • aggiunge automaticamente un numero di capitoli pari a quello dei video inseriti;
  • dà la possibilità di salvare menù personalizzati da riutilizzare eventualmente in altre occasioni sulla base dei settaggi pre-impostati;
  • non salva in formato ISO anche se crea su Hard-Disk le due fantomatiche cartelle “VISEO_TS” ed “AUDIO_TS”. Per “confezionare” il pacchetto ISO, si può sempre ricorrere – in post-produzione – a svariati programmi gratuiti. Per evitare di ricorrere ad altro software, si può anche qui far riferimento ad “ImgBurn” (selezionando nella tendina “Mode” la voce “Built”, andando quindi a scegliere le cartelle e/o i file necessari per creare il file ISO);
  • supporta svariati formati e ridimensiona in automatico le dimensioni del “pacchetto finale” in funzione della dimensione (personalizzabile) del supporto removibile scelto;
  • disponibile esclusivamente per sistemi “Windows-Base”;
  • permette di poter visionare una “preview” del disco finale prima di masterizzare il tutto (una volta inserito anche solo un video, basta andare in “Menu settings” e cliccare sul pulsante “Preview”);
  • patisce un po’ meno gli “impuntamenti” presenti in DVDStyler nel caso si lavori con molti file.
  • Permette di inserire riquadri in cui attivare il play automatico del video prescelto, rendendo più dinamica ed accattivante l’interfaccia grafica dei menù di navigazione;
  • aggiunge in automatico tanti capitoli quanti sono i video caricati sul DVD;
  • dà la possibilità di scegliere se ricreare le cartelle VIDEO_TS/AUDIO_TS oppure salvare tutto in un unico file in formato ISO, masterizzabile – ad esempio – con “ImgBurn” (per la masterizzazione selezionare nella tendina “Mode” la voce “Write” ed andare a cercare il file ISO da scrivere su supporto removibile);
  • provvede a ridimensionare in automatico il bitrate e la qualità dei video inseriti qualora eccedano le dimensioni dei comuni DVD da 4,7Gb;
  • supporta moltissimi formati, tra cui i file ad estensione “.flv”, molto diffusi e tipici di Youtube;
  • disponibile anche per Mac e Linux;
  • se si inseriscono più capitoli o video (un esempio “a caso”: 22 video YouTube inseriti nello stesso DVD!!!), il programma potrebbe manifestare dei “mancamenti” sui PC più datati. Basta avere pazienza, salvare di tanto in tanto e lasciarlo “macinare” in modo da permettergli di tirare il fiato tra una operazione ed un’altra.

Conclusioni: a mio avviso l’accoppiata “PhotoFilmStrip” e “DVDStyler” può rappresentare un validissimo trampolino di lancio verso l’editing multimediale, anche solo per chi voglia dilettarsi a trasformare in formato DVD i video delle vacanze… “DVDFlick” è infatti un “tool” decisamente più utile per chi sia in grado di intervenire sugli script che gestiscono i vari menu. Diversamente, infatti, non presenta peculiarità tali da farsi preferire a “DVDStyler”. Anzi questo ultimo software, oltre ad essere disponibile in versione “multipiattaforma” (Win-Linux-Mac), prevede il non indifferente vantaggio – almeno per il sottoscritto – di permettere da subito la creazione di un file ISO, salvabile su Hard-Disk esterno per una eventuale e successiva rimasterizzazione. Non è raro infatti che – nel tempo – le righe sui DVD ne pregiudichino di molto la funzionalità (lettura “a scatti”, impossibilità di mandare addirittura in “play” il filmato, etc…), oppure – più semplicemente – si voglia fare una ulteriore copia da distribuire ad amici e parenti (che, per esperienza personale, non sempre riesce a partire dal DVD originario). Se si è salvato da qualche parte il file in formato “ISO” (contenente tutte le informazioni necessarie a ricreare una esatta copia del primo “master” senza impazzire con i settaggi), sarà un gioco da ragazzi riscrivere il video anche a distanza di anni…

Bootable USB: che lo sforzo sia con voi!

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Tra i miliardi di link che si trovano su internet, oggi ritengo utile segnalarvi questo: http://techrival.blogspot.it/2012/12/12-best-bootable-usb-creation-tools.html

E’ in inglese, ma non sarà difficile capire che in una sola pagina web sono concentrati tutti i software utili a portare su una memoria removibile l’esperienza di un qualsiasi Sistema Operativo.

Ma cosa serve per utilizzarli: nulla di più del software scelto (magari in versione portable salvata su PC o su altra memoria removibile che non venga ovviamente utilizzata per la creazione del supporto di boot) ed una ISO del Sistema Operativo che si intende testare.

Avendo provato molti dei software proposti, riporto sotto (in rigoroso ordine alfabetico per non dare alcuna priorità specifica) quelli che ho ritenuto più utili, motivandone la scelta attraverso una breve descrizione delle peculiarità che più mi hanno colpito.

Una ultima raccomandazione, valida per tutti i programmi in elenco: prestare particolare attenzione nel caso in cui sia inserito più di un supporto USB. Se scegliete di creare una periferica di boot, questa verrà irrimediabilmente formattata… e se invece di optare per un supporto vuoto andrete ad operare su uno ricolmo di dati mai backuppati (cfr. al fondo di questo post per sapere come fare il backup dei dati), saranno dolori…

Linux Live USB Creator (LiLi)
  • Rispetto agli altri permette di testare un Sistema Operativo all’interno di quello in uso attraverso la virtualizzazione “live” della ISO prescelta, senza dover riavviare il PC;
  • altra interessante peculiarità: la possibilità di creare sistemi operativi “residenti”, ovvero che si avviano da USB permettendo di salvare i dati delle varie sessioni di accesso.
Rufus
  • “Digerisce” qualunque ISO (sia Windows che Linux);
  • semplice e rapido da configurare.
UNetbootin
  • Il programma di boot per eccellenza in ambito Linux;
  • può gestire (come Universal USB Installer) sia ISO salvate precedentemente che in modalità “download on the fly”;
  • pochi settaggi sufficientemente chiari per chiunque.
Universal USB Installer
  • Gestisce le distro Linux;
  • permette di fare il download della ISO più aggiornata del singolo S.O. oppure “montare” una immagine precedentemente salvata;
  • rapido e semplice da gestire.
WinSetUp From USB
  • Perfetto nel caso in cui abbiate la necessità di creare un supporto di boot non avendo necessariamente la ISO del Sistema Operativo ma, eventualmente, i suoi file di Setup;
  • gestisce sia i sistemi di Casa Gates che quelli del Pinguino;
  • a volte non riconosce i file ISO e di Setup. In tal caso provare con un altro software tra quelli presentati in questa pagina.
Yumi
  • Proposta interessante in quanto prevede un menu di multiboot decisamente utile nell’eventualità in cui ci si voglia portare con sè più di una distro Linux su un unico supporto removibile, magari accompagnate da altre utility (antivirus, gestori di spazio, etc…);
  • ha qualche funzione in più rispetto agli altri anche se resta di facile configurazione (basta leggere con attenzione il testo prima di “flaggare” le varie opzioni).

Sotto, per dovere di cronaca, ho invece tradotto le sole considerazioni presentate a conclusione dell’articolo a cui si fa riferimento all’inizio di questo post:

Verdetto:

  • Se ti serve uno strumento “all-in-one” immediato e di semplice gestione per fare il boot di Windows o Linux da un supporto USB, allora scegli “Rufus“.
  • Se ti interessa un programma dedicato al mondo Linux, “LiLi” rappresenta la giusta scelta.
  • WinSetup From USB” è utile per installare più S.O. in un unico supporto removibile, mentre “RMPrep USB” serve per creare partizioni sul drive USB insieme a Windows.
  • Se la tua necessità è quella di clonare una intera partizione, allora “WinUSB Maker” resta la scelta migliore.

Firefox Hello

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Anche se esistono molti altri software dedicati alle chat video, il nuovo servizio proposto da Firefox pare funzionare bene, inglobando nell’ormai celebre browser una funzionalità davvero utile. Sulla scia di quanto verrà proposto a breve da WhatsApp (peraltro già “sbarcato” anche su Firefox – trovate un approfondimento qui), il team di sviluppo della “Volpe Rossa” non poteva certo stare a guardare. Ecco allora anticipare molti concorrenti, rendendo di fatto possibile una interazione visuale durante la normale navigazione. Ma come si usa il servizio? Semplice; è sufficiente avere un PC dotato di webcam ed una connessione ADSL sufficientemente stabile. Al resto pensa Firefox. Il bello di tutto ciò è che al nostro interlocutore non serve avere per forza installato Firefox. Con il link che gli arriverà via posta, potrà connettersi a partire da qualsiasi browser presente sul mercato. E questo è un grosso vantaggio se si pensa che gli altri sistemi attualmente disponibili sul mercato prevedono che entrambi gli interlocutori si interfaccino installando il medesimo software per la comunicazione a distanza!

Riporto qui i passaggi per essere operativi fin da subito:

    1. puntare a questo indirizzo e cliccare su “Prova Firefox Hello”;
    2. avviare quindi una conversazione;
    3. inviare il link via mail alla persona con cui si intende colloquiare, copiando per se quello necessario per gestire a tutto schermo la chat video;
    4. partecipare alla conversazione, lasciando che Firefox riconosca la webcam installata;
    5. that’s all Folks!

Riporto sotto alcuni screenshot delle videate che si susseguono sulla via della chat video:

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Linux su chiavetta: YUMI e Linux Live USB Creator a confronto

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Dopo molti tentativi di provare, sotto Windows 8.1, la versione portabile di Ubuntu (che – in qualsiasi delle versioni scaricabili dal web – non sembra “collaborare” in quanto non viene visualizzata la barra di gestione della Distro Linux direttamente all’interno del desktop di Casa Gates, almeno in un sistema Windows a 64Bit), vorrei condividere l’ultima esperienza (solo in ordine di tempo) che mi ha visto impegnato a rendere “portabile” in maniera “live” o “persistente” una qualsiasi distribuzione del Pinguino. Ma perchè rendere portabile una distro Linux anzichè installarla? Probabilmente perchè la curiosità di provare un S.O. aperto non implica la sua adozione almeno a breve, oppure semplicemente perchè non si hanno le credenziali da Amministratore per installarlo sul PC in uso, o perchè non si è ancora pronti al “grande salto” o, più semplicemente, si vuole avere sempre con sè Linux anche quando si va a lavorare da qualche amico “windowsiano” (e non si ha tempo o si vuole rischiare di installare Linux in dualboot su un PC che non sia il proprio). Inutile dire che, qualunque sia la motivazione e nonostante esistano molti altri software che permettono di testare in versione “live” e da un supporto removibile il S.O. del Pinguino, qui parliamo di programmi che affiancano alla modalità “live” l’eventuale creazione di copie “persistenti” delle varie distro Linux. Ma cosa si intende con il termine “persistente”? A differenza della modalità “live”, ad ogni modifica del sistema operativo (installazione di software aggiuntivo, aggiornamento del S.O., etc…), corrisponde la scrittura delle variazioni sul supporto removibile, rendendole di fatto disponibili al successivo riavvio a partire dalla unità esterna… e questo è un vantaggio non da poco! Se, per esempio, decidete di installare LibreOffice e/o Wine, ve li ritroverete ad ogni accesso futuro, cosa che invece non succederà se optate per una gestione “live” del S.O.

Per sintetizzare i risultati, confronterei in tabella i pregi ed i difetti dei software testati (YUMI e Linux Live USB Creator).

In merito alla velocità di gestione del Sistema Operativo “Linuxiano”, se invece di utilizzare una semplice chiavetta USB (come ha fatto il sottoscritto) voleste provare un Hard Disk esterno (magari alla stato solido) la velocità di accesso dovrebbe sensibilmente diminuire, rendendo di fatto inutile l’installazione permanente delle varie distro Linux sull’Hard-Disk.

YUMI Linux Live USB Creator
  • Permette di creare un menù di “multiboot”, rendendo di fatto possibile gestire in modalità esclusivamente “Live” più di una distro Linux su un singolo supporto removibile, avviando anche molti altri software a corollario dei vari S.O. (es.: antivirus, utility di sistema, etc…);
  • è un programma standalone di piccole dimensioni;
  • moltissime sono le distro preimpostate per il download dell’ultima versione dal web (sul modello di “Unetbootin“). Resta comunque la possibilità di gestire – tramite immagine ISO – qualunque S.O. si voglia testare in modalità “live”;
  • non prevede l’avvio all’interno di altro S.O. Questa peculiarità può essere vissuta come un difetto da chi voglia lavorare in contemporanea con due S.O., anche se di fatto il grande vantaggio risiede nella maggior velocità di gestione della distro Linux, visto che quest’ultima avrà in uso esclusivo tutta la RAM e la potenza del processore del PC da cui viene lanciata.
  • Permette di operare su una singola distro Linux per volta (seppur in modalità “persistente” o “live”);
  • la versione installabile del programma supera i 150Mb. Può essere copiata su unità esterna per avviarla come programma “portable”, anche se le dimensioni non sono certo contenute;
  • necessita di una immagine ISO del S.O. salvata in precedenza;
  • a differenza di YUMI, rende fattibile la gestione della singola distro Linux in due modalità. La prima permette di creare una “virtual machine” a partire dalla quale testare la distro Linux all’interno di un altro S.O. (es.: Windows). I tempi di accesso, ovviamente, sono fortemente condizionati dalla velocità del processore e dalla RAM installata sul PC di lavoro. Questa modalità prevede di lavorare esclusivamente in “Live Mode”. La seconda, invece, trasforma il supporto removibile in un “repository” da cui avviare il S.O. in modalità persistente, scegliendo i Mb da destinare alla distro scelta.

Quali conclusioni trarre? Sia che si voglia gestire in multiboot/live più di una distro Linux (cfr. YUMI) o si intenda avere a portata di mano un S.O. specifico che salvi le modifiche in fase d’uso sul supporto removibile (cfr. Linux Live USB Creator), con questi due software è possibile cominciare ad avvicinarsi al mondo Linux in maniera sicura, soprattutto per chi:

  • non voglia rischiare di danneggiare il Sistema Operativo preinstallato sul proprio (od altrui) PC;
  • non ritenga di avere le competenze necessarie per installare Linux sul computer;
  • intenda testare una serie di distro Linux prima di scegliere quale adottare in maniera “persistente”.

Se poi si rendesse fattibile, anche sotto Windows 8 e successivi, avviare in parallelo il sistema di Casa Gates e quelli del Pinguino, si creerebbero i presupposti per una interessante esperienza di “multitasking” che permetterebbe di fatto di lavorare in contemporanea su diversi S.O., privilegiandone uno rispetto ad un altro a seconda dell’attività da svolgere in quel preciso momento.

Ma questa è un’altra storia…

YUMI – Alcuni screenshot

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Linux Live USB Creator – Alcuni screenshot

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10 Trucchi per Win 7-8

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I sistemi operativi odierni hanno ormai integrato moltissime funzioni che permettono di gestire molteplici attività nei campi più disparati. Dal lavoro al tempo libero, passando per la ricerca libera sul web ormai con il computer siamo abituati a fare un pò di tutto… A volte però ci troviamo a dover vagabondare su internet per cercare quelli che gergalmente vengono chiamati “tips and tricks” per risolvere problemi di configurazione che il più delle volte hanno semplici risposte già ricomprese nel sistema operativo e che quindi non necessitano di software terzi per essere gestiti. Ho ritenuto utile raccogliere brevemente alcuni di questi “consigli” per utilizzare al meglio Windows 7. Da sottolineare come alcune di queste “scorciatoie” funzionino anche in Windows 8.

1. “GOD MODE”

Per avere a portata di mano tutta uan serie di importanti opzioni di configurazione di Windows, è sufficiente creare (anche solo sul desktop) una nuova cartella, nominandola nel seguente modo: GodMode.{ED7BA470-8E54-465E-825C-99712043E01C} . Al doppio click sulla cartella avrete accesso a 270 parametri di configurazione del Sistema Operativo di Casa Gates. Interessante notare come questo “tips” funzioni anche in Windows 8.1.

2. ZOOM + ZOOM –

Per fare lo zoom di quanto mostrato a desktop, si può operare in due modi:

  • utilizzando il tasto Windows (in basso a sinistra sulla tastiera), seguito da un click sulla freccia o sinistra o destra. In questo modo si attiva l’icona di una lente (sempre disponibile a video) che permette di aumentare o ridurre la grandezza degli “oggetti” mostrati a monitor. Unico limite: lo “zoom -” si “ferma” alla scala 1:1 da cui si partiva;
  • premendo sul tasto “CTRL” seguito dai tasti -/+ presenti sulla tastiera. Qui lo zoom potrà portare anche alla riduzione delle dimensioni inferiori al rapporto 1:1.

3. CALCOLATRICE AVANZATA

La calcolatrice fornita a corredo di Windows (calc.exe) può trasformarsi in uno strumento avanzato di calcolo. Se aprite il menu “Visualizza” potrete selezionare la modalità operativa più consona a quello che dovrete calcolare. Sono presenti una serie di funzionalità aggiuntive che permettono di convertire unità di misura, fare calcoli scientifici o statistici avanzati, visualizzare quanto manca ad una specifica ricorrenza, gestire il mutuo, il noleggio di un veicolo ed il relativo consumo di carburante. Quante funzionalità utili nascoste dietro la versione “base” della calcolatrice di sistema!

4. REGISTRATORE PER ASSISTENZA REMOTA

Se necessitate di un assistenza remota ma l’accesso remoto non sembra funzionare a dovere (Legge di Murphy: “quando una cosa serve, stai tranquillo che non funzionerà”), dal menu “Start” andate nella funzione di ricerca e digitate “psr”. Lanciate l’eseguibile che verrà trovato e cliccate sull’opzione “Inizia registrazione”. In questo modo verranno catturate tutte le attività svolte a monitor. Una volta interrotta la registrazione, tutti i dati verranno combinati insieme e vi verrà richiesto di salvare quanto registrato in un formato compatibile con qualsiasi browser web (estensione MHTML – MIME HTML) contenuto all’interno di un file pre-zippato che potrete comodamente allegare ad una e-mail da inviare a chi dovrà aiutarvi. Se, una volta aperto il file, vi trovaste di fronte ad un testo incomprensibile, a questo indirizzo scaricate l’eseguibile che trasformerà magicamente il file ad estesione “.mht” in una pagina web comprensiva degli screenshots catturati in precedenza. Purtroppo, nella conversione, viene commentata soltanto l’ultima videata contenuta nella cartella di conversione, anche se non sarà ostico risalire al problema visionando soltanto i vari “fotogrammi” in formato immagine.

5. WORDPAD ED I FILE ODF/DOCX

WordPad è ora in grado di aprire i file ad estensione “.odt” e “.docx”. L’unica pecca è quella di non riprodurre fedelmente la formattazione di tutti i file. Per ottenere un risultato impeccabile può essere sufficiente scaricare la versione installabile o portable di questa suite di programmi gratuiti.

6. RAPPORTO DIAGNOSTICO EFFICIENZA ENERGETICA DEL SISTEMA

Dal Menu “Start” the Start menu, digitare “CMD” alla voce “cerca” e, una volta aperto il file trovato da Windows, inserire in DOS la seguente dicitura: powercfg –energy

Il Sistema Operativo scansirà il vostro PC per 60 secondi al termine dei quali verrà creato nella cartella Utenti od in quella di Sistema un file denominato “energy-report.html”. Una volta aperto con qualsiasi browser in uso sul vostro Computer, vi segnalerà eventuali processi che impegnano eccessivamente il processore, rallentando conseguentemente la CPU.

7. PULIRE LO SPAZIO LIBERO DI UNA UNITA’ DISCO

Quando si cancella qualcosa in Windows, lo spazio lasciato libero viene etichettato come “disponibile per l’uso”, sebbene i file cancellati possano essere recuperati dal cestino, almeno fino a quando non vengano sovrascritti da altri dati. Per cancellare definitivamente i file non più utili, aprite CMD e nel prompt DOS digitate: cipher /w:Z

dove “Z” andrà sostituito con la lettera del drive/partizione disco che intendete ripulire. La procedura, di norma, richiede molto tempo e dovrebbe quindi essere fatta in momenti in cui il PC non venga utilizzato da altri processi.

8. USO HOTKEY DI WINDOWS

Provate a tenere premuto il tasto Windows (sempre in basso a sinistra sulla tastiera) e, contemporaneamente, cliccate sui tasti freccia sinistra-destra. La finestra attiva verrà ridimensionata per occupare soltanto metà dello schermo. Tale “trick” si può rivelare utile per confrontare rapidamente due finestre. In definitiva, a parità di dimensione desktop, è come se avessi due monitor affiancati… Per tornare a visualizzare la scheda a tutto schermo: tasto “Windows” + freccia su.

Altre funzionalità connesse con la “hotkey” di Windows:

Combinazione Tasti + Tasto Descrizione comando
Windows Key In Windows 8 passa alla pagina di Start, mentre in Windows 7 apre il “Menu Start”
Windows Key + C In Windows 8 mostra l’ora e la barra di comando laterale destra
Windows Key + D Evidenzia il Desktop
Windows Key + E Apre “Risorse del Computer”
Windows Key + F Apre l’opzione “cerca”
Windows Key + I Mostra la tendina “Impostazioni”
Windows Key + L Riporta l’utente alla schermata di avvio (dove inserire l’eventuale password di accesso al Sistema Operativo)
Windows Key + M Mostra il desktop pulito (riducendo ad icona tutte le finestre visualizzate a monitor)
Windows Key + P Permette di gestire la “modalità multischermo”
Windows Key + Q Apre l’accesso alla funzione ricerca (es.: regedit, etc…)
Windows Key + R Apre la finestra di comando “Esegui”
Windows Key + Stampa Salva uno screenshot (in formato immagine) di quanto presente a monitor. Troverete il file nella cartella “Immagini” presente di default in Windows
Windows Key + W Apre l’accesso rapido alla ricerca che permette di eseguire ricerche nelle impostazioni di sistema
Windows Key + X Apre il Menu contestuale per la Gestione del sistema

9. SETTARE RAPIDAMENTE LA RISOLUZIONE DELLO SCHERMO

Per passare al altra risoluzione, è sufficiente cliccare con il tasto destro su un parte libera del desktop e selezionare nel menu a tendina che comparirà la voce “Risoluzione dello schermo”.

10. CREAZIONE DI POST-IT A MONITOR

Sticky Notes (presente in tutte le versioni di Windows 7) lo potete trovare in Start >> Tutti i Programmi >> Accessori >> Sticky Notes.
Cliccando sull’eseguibile potrete quindi creare il vostro primo Post-It Virtuale. Da notare come le note si creino con il tasto “+” e si cancellino con la classica “x”. Per personalizzare la nota e renderla di maggior impatto, così da definirne la priorità rispetto alle altre, è necessario conoscere le combinazioni dei relativi tasti di scelta rapida… eccovi accontentati:
  • CTRL + U : Testo Sottolineato
  • CTRL + T : Testo barrato
  • CTRL + B : Grassetto
  • CTRL + I : Corsivo
  • CTRL + SHIFT + L : Elenco puntato, numerato, elenco alfabetico.
  • CTRL + D : Cancellazione Nota
  • CTRL + SHIFT + “Punto” : Aumento Dimensione Testo
  • CTRL + SHIFT + “Virgola” : Riduzione Dimensione Testo
  • CTRL + 1 : Interlinea 1
  • CTRL + 2 : Interlinea 2
  • CTRL + 5 : Interlinea 1.5

Volontariato? Si, grazie!

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E’ con immenso piacere che vi sottopongo una mia nuova iniziativa, per ora forse unica nel suo genere, anche se spero possa rappresentare l’inizio di un radioso futuro per chi volesse rendersi davvero utile!!! Non preoccupatevi… non si tratta della solita “pubblicità porta-a-porta” o della ennesima e fastidiosa “Catena di Sant’Antonio”, ma di una iniziativa totalmente gratuita (e come poteva essere diversamente?), sia per chi vi partecipa che per chi vi prende parte in qualità di esperto e professionista. Considerando assolutamente valida la logica portata avanti dalle varie “banche del tempo“, ho ritenuto però opportuno superarne il limite a mio avviso un tantino “penalizzante” del “do ut des”. Come tutti sanno, il meccanismo delle “banche del tempo” fonda le sue radici su un semplice assunto: una persona che non abbia le competenze sufficienti per svolgere una determinata attività, può rivolgersi a terzi (attraverso questa sorta di “banche”) per ottenere in cambio ciò che non riesce a gestire autonomamente. Alla base di tutto, semplificando molto, vi è dunque la logica “baratto” di lontana memoria. A me serve una cosa, a te un’altra; vediamo di scambiarcele… (mitica a questo proposito la spiegazione del “baratto moderno” fatta da Paolo Villaggio nel film “Il Signor Robinson, una mostruosa storia d’amore e d’avventure“). Ma come misurare il valore di quanto viene “donato”? Semplice: non volendo creare i presupposti per dare ad una professionalità maggiore importanza rispetto ad altre, si è optato per un pagamento in ore. Del resto il concetto di “ora” è uguale per tutti e funge un pò da “livella”, almeno nel senso più genuino dato da Totò a questo termine. Dunque si viene ripagati in ore, indipendentemente dal valore monetario del tipo di prestazione svolta, che potranno essere a nostra volta “riscosse” attraverso consulenze a noi utili.

Nel mio progetto (“Il Dono Didattico“) la logica è sostanzialmente simile, anche se alla base di tutto ho posto un assunto leggermente diverso: tu hai una professionalità a me necessaria magari solo nell’immediato ma che potrebbe tornarmi utile anche in futuro… perché non me la insegni? Ecco che dal “baratto” si passa al vero e proprio “dono”… non ci si limita infatti a dare qualcosa agli altri nell’immediato; li si rende invece capaci di essere autonomi…

Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita

(Proverbio Cinese).

Ora qualcuno potrebbe prendermi per un visionario… del resto chi sarebbe disposto ad insegnare agli altri quello che sa, soprattutto se proprio sulla propria professionalità basa i mezzi di sostentamento che gli permettono di arrivare a fine mese? Direi che questa è una preoccupazione irrilevante, in quanto – se è vero che si insegna agli altri ad essere autonomi – non si può trasmettere nel giro di un incontro di circa un’ora (ecco che torna la moneta correntemente valida per le “banche del tempo”) tutta la propria esperienza in materia. Se anche da ignobile cittadino (ora convertito alla campagna) imparassi a potare le piante, mai mi sognerei di improvvisarmi giardiniere o di ergermi ad esperto nella sapiente arte della manutenzione di piante e giardini. Così come non credo che qualcuno, se ricevesse nozioni di base dal sottoscritto su come superare le barriere architettoniche, un domani potrebbe rubarmi il lavoro di architetto…

So che qualcuno avrà ancora dei dubbi sulla reale praticabilità dell’idea… ma come tutte le sfide…

… “non si può sapere dove ci porteranno almeno fino a quando non avremo provato a portarle avanti con passione

(Alberto Giacardi).

Houston abbiamo un problema… non vediamo la presa USB per il boot!

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Dovendo recuperare un Compaq Presario dal fantasioso menù di boot (praticamente il notebook risulta avviabile solo da floppy o da Hard-Disk per gli ormai noti problemi già segnalati in un altro post), navigando sul web mi sono imbattuto in un articolo in cui viene spiegato come sfruttare la porta USB anche se non presa in considerazione dall’hardware come periferica utilizzabile in fase di boot!!! Premetto che ho testato la procedura sul Sistema Operativo di Casa Gates al tempo preinstallato sul notebook di cui sopra (nella fattispecie un Windows XP ormai lentissimo… da qui la necessità di re-installarlo), anche se PLoP può essere utile anche per i Linuxiani. La procedura è semplicissima (e si adatta anche ai “non smanettoni” come me); in breve:

  1. scaricate da qui l’archivio “Plop Boot Manager”;
  2. estraete il file zip e spostatevi nella cartella “Windows”;
  3. eseguite il file “InstallToBootMenu.bat” sul PC non “USB dipendente”. In questo modo, al primo riavvio, noterete come sia stata aggiunta in automatico una voce al file del Boot Manager di Windows;
  4. riavviate il PC. A questo punto potrete optare per l’avvio del computer via USB.

Applicare la skin di Windows XP ad una distribuzione Linux

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Da nostalgico fruitore delle release di Casa Gates (a partire da Win 3.x le ho provate tutte… purtroppo il lavoro mi costringe a non essere ancora adeguatamente attrezzato per il “grande salto” all’esclusivo mondo Linux), consiglio di testare – in parallelo a Windows 7/8/etc… – una qualsiasi distro Linux (per una prova può andar bene Mint 17.1 “Rebecca” Cinnamon released oppure Zorin 9) a cui applicare le skin di Windows 7 proposte a questo indirizzo. Così facendo ritengo si possano agevolare i windowsiani della prima ora, rendendo il passaggio a Linux decisamente meno traumatico, grazie ad una interfaccia praticamente sovrapponibile a quella di Casa Gates. Inoltre, viste le limitate risorse richieste dalle distro Linux in generale e sempre che ci si possa ancora fare un regalo per il nuovo anno, accantonando il PC magari eccessivamente obsoleto (o su cui diventa improponibile far girare le ultime release del SO di Redmond), è sempre disponibile per l’acquisto – tra le tante soluzioni proponibili – la “MintBox Mini” ad un prezzo decisamente accessibile. Cosa ne pensate?

 

Perché sostenere LibreItalia?

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Abbiamo già avuto modo lo scorso anno di parlare di LibreItalia in questo post. A distanza di un anno, è opportuno fare il punto della situazione, ponendo l’accento sui motivi per cui possa essere giusto sostenere questa importante iniziativa.

Per quanto mi riguarda, tra le tante ragioni per entrare a far parte della Associazione, sono degni di nota i seguenti punti:

  1. comunicare non può e non deve essere un fatto proprietario, costringendo gli utilizzatori a passare forzatamente per i software a pagamento. In tal senso LibreItalia propugna lo sviluppo di software libero che evita di pagare licenze per comporre anche solo un documento nel tempo libero;
  2. dare alle nuove generazioni la possibilità di confrontarsi liberamente implementando software aperto non può più considerarsi un optional. I “nativi digitali” hanno ormai le competenze e la passione per operare sul codice sorgente dei programmi “aperti”, rendendo fattibile di volta in volta il loro adeguamento alle personali (od altrui) esigenze, senza che questa operazione debba per forza prevedere costi per l’utilizzatore finale;
  3. evitare l’acquisizione di software proprietario permette sostanziali risparmi in termini economici. In questo particolare momento storico e soprattutto per la pubblica amministrazione, per le scuole e per il lavoro, ha più senso investire il proprio budget in qualcosa di più utile del semplice (e continuo) rinnovo delle licenze software e/o aggiornamento delle varie release;
  4. contare su standard unificati per il formato dei file, ridurrebbe drasticamente il ricorso a codec o programmi per trasmetterli a terzi. Sarà capitato a molti di voi di ricevere file di testo stravolti in termini di formattazione rispetto a quanto visualizzato da chi lo aveva originariamente compilato! Quanto tempo perso nel tentare di mettere inutilmente a posto le cose, visto che – una volta rispedito corretto al mittente od a terzi – il file continua a “mutare” quasi a voler rivendicare il diritto ad avere una vita propria! Qualcuno potrebbe obiettare che la soluzione più rapida per risolvere il problema resta pur sempre quella di ricorrere al formato Adobe Acrobat, anche se in tal senso non nascondo una perplessità di fondo: il file ad estensione “.pdf” non è così immediato da modificare (anche solo a livello di testo) come può essere fatto con il software con cui il documento è stato originariamente composto. Poter elaborare rapidamente un file a prescindere dal sistema operativo utilizzato e dal software con cui è stato “confezionato” il documento, è un vantaggio non irrilevante. In tal senso l’odf – acronimo che sta per “open document format” – ne è un fulgido esempio;
  5. una comunità di sviluppo forte può rimediare ad eventuali problemi di stabilità del software in tempo reale. Rispetto ai programmi proprietari, se qualcosa non funziona si può contare sull’aiuto di altri, senza dover attendere i “rimedi” rilasciati periodicamente dalle Ditte produttrici di software.

Non volendo tediarvi oltre, vi rimando al link di LibreItalia che affronta l’argomento in maniera più approfondita.

WinXP redivivo… ecco XPUbuntu e Zorin

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Per i molti affezionati ex possessori di Windows XP (parlo di “ex” in quanto ormai tutti dovrebbero aver abbandonato la piattaforma Microsoft – non più supportata dall’aprile 2014 – a favore di altro Sistema Operativo proprietario od “open”), propongo due soluzioni “alternative” che renderanno il “trapasso” il meno traumatico possibile. Sto parlando di distribuzioni basate su Linux e quindi totalmente esenti da costi per la loro acquisizione: XPUbuntu e Zorin.

Entrambe le distro sono:

  • leggere (ovvero girano tranquillamente su PC datati, con processori lenti e poca RAM);
  • praticamente quasi del tutto esenti da possibili infezioni virali (vista la modalità di lancio dei file di setup – vedi a questo proposito due dei tanti approfondimenti possibili: 1 e 2);
  • supportate da una community che rilascia continui aggiornamenti gratuiti…

… e dunque rappresentano una valida alternativa ai Sistemi Proprietari. A livello generale, per esperienza personale, preferisco Zorin in quanto riprende fedelmente l’impostazione desktop di Windows XP, in particolare per quanto riguarda la tendina che si apre al click sull’icona in basso a sinistra (il famosissimo tasto “Start” di lontana memoria). Per quanto concerne l’accessibilità del Sistema Operativo, sia Zorin che XPUbuntu appaiono fluidi e reattivi in fase d’uso ed immediati nella fruizione delle principali funzionalità previste a suo tempo su XP (collegamenti sul desktop di cartelle, file, lancio programmi, etc…). Zorin ha già di default “Wine”, “utility” che permette la gestione di applicativi Windows sotto Linux, “estensione” invece non ricompresa nella suite di programmi presenti in XPUbuntu ma che è ovviamente installabile in un secondo momento. Resta da capire quanto possa servire, visto che a livello di produttività sia XPUbuntu che Zorin non temono rivali e non fanno certo rimpiangere tanti “sistemi proprietari”.

Alcuni potrebbero essere spaventati dal sempre spinoso (per entrambi) problema della installazione, non tanto in modalità “esclusiva” quanto nei casi in cui li si voglia rendere disponibili al fianco di altri Sistemi Operativi. A questo proposito, riporto qui una guida per poter gestire in dual-boot (ovvero “in parallelo” a seconda delle necessità) Windows ed una qualsiasi distro Linux… Qui invece un video che mostra come far “convivere” Zorin e Windows su un PC su cui sia preinstallata la versione 8 del S.O. di casa Gates.

ACTUNG: visto che:

  1. i link alla procedura di dualboot potrebbero riservare non poche sorprese, soprattutto ai neofiti;
  2. non avendo testato i procedimenti suindicati e riuscendomi dunque difficile risolvere a distanza eventuali problemi che sorgano in fase di configurazione,

non posso assumermi alcun tipo di responsabilità qualora qualunque processo non vada a buon fine…